Terapia

Angelo Antonini e Pietro Cortelli

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO DELLA MALATTIA DI PARKINSON

La terapia della Malattia di Parkinson è sostanzialmente sostitutiva della carenza di dopamina cerebrale e prevede la definizione della migliore strategia farmacologica per sopperire alle necessità funzionali del singolo paziente.

La levodopa, assunta per bocca, passa nello stomaco arriva nell’intestino tenue dove viene assorbita, va poi nel sangue e dal sangue entra nel cervello, dove è trasformata in dopamina, il mediatore chimico carente nel Parkinson. La sua somministrazione ristabilisce un controllo dei movimenti vicino alla normalità.

I dopaminoagonisti costituiscono una vasta classe di molecole con diverse caratteristiche chimico-fisiche e con un importante elemento comune: grazie alla loro struttura molecolare (simile alla dopamina) sono in grado di stimolare direttamente i recettori dopaminergici.

Nelle fasi iniziali della malattia il paziente ha un beneficio sostanzialmente uniforme dal trattamento farmacologico. Le fluttuazioni motorie e le ipercinesie caratterizzano invece la cosiddetta "fase avanzata della malattia".

Terapie complesse come quelle infusionali o la stimolazione cerebrale profonda sono indicate nella fase avanzata della malattia.